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Questa rete italiana auto referenziale non mi rappresenta

Questa rete italiana auto referenziale non mi rappresenta

Stavo leggendo l’ultima ricetta di Giallo Zafferano, quando mi imbatto nell’auto promozione che il sito fa della propria nomination al Macchianera Italian Awards; come forse saprai di tanto in tanto mi diletto in cucina, e Giallo Zafferano è spesso la fonte delle mie ispirazioni e ricette, pertanto decido di buon grado di contribuire all’obiettivo di far vincere il sito come migliore dell’anno, perlomeno nella categoria cucina.

Mentre mi accingo a votare nella pagina predisposta, scopro che il regolamento impone di effettuare almeno 20 votazioni su 40 perché la scheda venga ritenuta valida, e questo dettaglio comporta pertanto che dia un giudizio anche sulle altre categorie .

A questo punto la cosa si fa drammatica, perché scopro che l’eccellenza della rete italiana, almeno secondo i 12.000 che hanno espresso le loro preferenze, non mi rappresenta  minimamente.

Eppure credevo di essere un buon utilizzatore di internet e della rete: del resto mi occupo professionalmente di information technology dal 1982, e si può dire che ho vissuto gli ultimi 30 anni a pane e computer; faccio parte di quella categoria che si definisce comunemente early adopter ed mi sono iscritto ad almeno un centinaio di social e servizi online; utilizzo quotidianamente twitter, facebook, linkedin sin dalla loro creazione e molto prima della loro diffusione in Italia; gestisco un blog, diversi siti (help.farnedi.it, www.farnedi.it e questo blog fra gli altri), con circa 10.000 accessi complessivi al mese, che sicuramente non sono molti, ma comunque mi rendono orgoglioso; pubblico con regolarità contenuti e post sui vari canali che utilizzo.

Per questo motivo, mi sono sentito un poco smarrito quando ho visto la lista delle candidature del meglio che l’Italia propone sulla rete oggi, ed ho scoperto che tale elenco non mi trova minimamente concorde.

E’ vero che principalmente il mio utilizzo della rete e gli argomenti che tratto sono sul tema ICT, mentre il resto della popolazione forse oltre all‘information technology nella propria vita si interessa di altro, ma come potrai verificare in questo blog o sul mio profilo Facebook, ti assicuro che dedico il mio  tempo anche ad altri temi non professionali, come la musica, la cucina, il tempo libero, lo sport praticato, la politica, l’apprendimento e la scuola.

Scorrendo l’elenco delle nomination, troviamo che nelle prime 3 categorie, “il miglior Sito, il miglior Tweeter e la Personalità in Rete”, alcuni nomi noti della rete;  ma come già accennato, ad esclusione dei Giallo Zafferano e la sua conduttrice Sonia Peronacci,  non mi sentire di votare nessuno dei altri candidati in lista, che pure conosco ed in taluni casi ho seguito per un po in passato.

Devo dire poi che se Sonia con il suo sito può a mio giudizio aspirare al blog di cucina dell’anno, non può certo essere votato come modello di eccellenza per l’intera blog-sfera italiana.

Quello che mi ha lasciato sconfortato sono gli altri nomi che compaiono in elenco:

nell’elenco dei miglior Tweeter dell’anno trovano posto nomi che non seguo minimamente –  sicuramente è colpa mia che non li so apprezzare o non li conoscevo –  ma in particolare mi vorrei soffermare su di un nome che conosco un po meglio perché l’ho seguito su twitter per un certo tempo:

Miglior Twitter italiano: @tigella – conosco Claudia Vago, perchè ho avuto il piacere di lavorare con lei per un periodo di tempo presso l’APT Servizi dell’Emilia Romagna e quando mi fu presentata come uno dei 5 blogger più influenti della rete italiana secondo Wired decisi di seguire il suo tweetstream; confesso che lo trovai piuttosto noioso e poco interessante, come probabilmente Claudia troverebbe altrettanto inutile seguire il mio @ffarnedi che concentra i suoi contenuti su questioni tecniche e informatiche. Quello che invece importa sono i 17.121 followers che dimostrano quante persone invece trovino interessati i suoi tweet.

Ma quello che mi ha lasciato ancora più sconcertato è vedere in elenco il sito/blog gestito sempre da Claudia, tigella.altervista.org  come candidato al Sito Rivelazione dell’anno: il blog mostra 3 posta da aprile ad oggi, e sinceramente non mi sembra proprio possa essere considerato un modello di comunicazione.

Non ho nulla contro Claudia Vago, che anzi è per quanto mi riguarda una collega valida e simpatica, ma oggettivamente mi chiedo come siano state fatte queste classifiche.

Poi scorro il resto della lista delle nomination, e vedo nomi altrettanto noti, come il buon Ricardo Luna, ex direttore di Wired Italia, ed ora presente come il prezzemolo in ogni attività online-offline , che nuovamente ho provato a seguire per un poco su twitter, per poi scoprire che non ne valeva la pena, visto che sembrava più un flusso di spam inutile (dal punto di vista informativo e dei contenuti) che riempiva il mio twitter quotidiano. Ma alla fine anche lui viene seguito da più di 66.900 followers  e lui stesso ne segue più di 1.590 (ma questo la dice lunga sul reale utilizzo che il giornalista ora presidente di Wikitalia, fa dello strumento: seguire 1.600 twitter equivale a non seguirne nessuno poiché risulta pressoché impossibile leggere il flusso continuo di messaggi pubblicati – ma è noto che Twitter serve anche ad altro).

A questo punto incomincio a farmi un’idea, di chi sono i personaggi e i siti che vengono citati in questa classifica, e mi rendo conto che il mondo che credevo di conoscere bene è fatto di un mucchio di diverse sfaccettature, molte delle quali non mi toccano neppure marginalmente.

Esiste tutto un network di persone, prevalentemente giornalisti, ma spesso anche “divulgatori” della tecnologia come Marco Zamperini o Carlo Massarini, che passano il loro tempo a far convegni, comparsate ed a scriversi l’un l’altro, creando un network di auto-referenze fatto esclusivamente di chiacchiere e pochissimo di fatti concreti.

In passato ho avuto l’occasione di partecipare ad alcuni di questi eventi per conto di alcuni miei clienti, ed ho sempre lasciato questi luoghi con un senso di vuoto e l’impressione di aver sprecato ore del mio tempo ascoltando solo chiacchiere inutili e prive di reale valore ed innovazione.

A volte temo proprio che la rete italiana sia fatta principalmente di queste cose, e che la vera innovazione la si possa trovare solo all’estero.

Per fortuna internet ci offre molte alternative a questo modello che alcuni vogliono propinarci, e come per la televisione generalista esiste una alternativa data da realtà come Sky – per inciso a casa mia non è si vede RAI o Mediaset da più di 5 anni ma comunque siamo costretti a pagare il canone ma questo è un altro discorso –  anche per internet esistono alternative come il TED o il Disrupt Conference e non siamo costretti a riconoscerci in un modello vuoto di contenuti ed innovazione come la BlogFest.

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6 comments

  1. Bell’articolo. Giuste riflessioni. Il tempo che ho impiegato a leggerlo non è stato perso, anzi è stato ben speso. E credo che questo sia il miglior successo per un blogger ;)

    • Caro Marcello, ti confesso che il tuo comento è uno dei i pochissimi che ricevo in questo mio spazio di riflessione online… ti confesso che gradirei anche ricevere commenti e critiche, perché sarebbe occasione di confronto e di rivalutazione delle miei opinioni, a volte espresse in modo impulsivo e magari senza la completa visione della complessità delle cose.

      Purtroppo di commenti ne ricevo pochissimi; ma anche se sono di supporto e gradimento come il tuo, sono sicuramente benvenuti e di stimolo a continuare per questa strada.

  2. I premi, come troppe cose in Italia, usano metri che di metrica meritocratica (scioglilingua per il cervello) non ne mettono manco 1cm. W il TED !!!
    Ma chissà cosa si saranno detti nel convegnone sugli http://www.statigeneralinnovazione.it/ dell’ultimo WE. Ne sai nulla?

    • Ciao Andrea, dell’evento di Bertinoro ne ho sentito parlare solo via twitter quando una mia amica che era presente ha incominciato a pubblicare foto e commenti.

      Non so dirti di cosa abbiano parlato e del tenore della discussione, quello che però noto è che spesso questo tipo di appuntamento lascia ben poche tracce sulla rete, per chi come noi non era presente.

      Non si producono estratti, video o altro materiale che valga la pena condividere ( a proposito del payoff del TED) e mentre si profondono sforzi per pubblicizzarlo durante il pre-evento, con pagine ed link in ogni dove, poi alla fine della conferenza non rimane nulla di più che l’eco delle parole, temo spesso vuote, che si sono dispensate.

      L’ho notato in molte altre occasioni di questo genere, e temo che questo episodio non farà la differenza.

      Un nota anche su alcuni dei protagonisti, come Massarini o Frida Brioschi di Wikipedia: sinceramente da queste persone più che innovazione, mi aspetto una consolidata e ben poco innovativa “occupazione” dello spazio mediatico legato all’innovazione, sbandierata ma ben poco compresa e praticata nei fatti.

  3. Anch’io appartengo esattamente alla tua stessa categoria, cioè uso i social dai loro inizi, sono un prova-tutto e posto prevalentemente di tecnologia (quindi per molto una noia mortale)

    Leggendo il post il problema mi pare sia di chi compila le classifiche, piuttosto che le singole persone come Claudia Vago o Marco Zamparini (che ho ascoltato più di una volta ed ho trovato interessante).

    Inoltre è possibile seguire una timeline “numerosa” su Twitter utilizzando le Liste o almeno io faccio cosi’

    • Ciao Claudio, e grazie per il tuo commento.

      Concordo con te, sul fatto che la scarsa rappresentanza che questo tipo di manifestazioni svelano della reale utilizzo di Internet in Italia, non siano certo dovuta alle persone che ho citato nel post, ma bensì ad un sistema di auto-referenza che un gruppo di “cosiddetti” esperti della Rete italiani, di cui però le persone che cito fanno parte, si attribuiscono.

      Riguardo all’utilizzo delle liste per districarsi fra un migliaio di following , hai perfettamente ragione, dubito solo che Luna sia uno di quelli che sanno come utilizzarle (ma questa è una mia personalissima opinione non suffragata da nessun riscontro reale).

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